Un colpo d’occhio
sulla previdenza complementare

Cos’è:

la tua pensione volontaria che integrerà quella pubblica.

Perchè:

la pensione che riceverai dallo Stato quando finirai di lavorare potrebbe non essere più adeguata alle tue aspettative o alle tue esigenze, ad esempio perché il tasso di sostituzione (ovvero il rapporto fra la prima pensione e l’ultimo stipendio o l’ultimo reddito percepito) potrebbe essere ritenuto troppo basso rispetto alle tue esigenze.

A chi è rivolta:

a tutti, lavoratori – dipendenti, autonomi, liberi professionisti – a chi non esercita un’attività lavorativa, a familiari e minori fiscalmente a carico di chi è già iscritto alla previdenza complementare.

Come:

l’adesione è libera e volontaria. Puoi scegliere tra diverse alternative: fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, piani individuali pensionistici (PIP) ed altre tipologie.

Quando:

prima aderisci meglio è, perché la pensione complementare si costruisce gradualmente con versamenti nel tempo, e con il rendimento generato dall’investimento nel tempo dei tuoi versamenti. Più rimandi l’inizio dei versamenti, minore sarà il capitale che avrai accumulato a scadenza e quindi minore sarà l’ammontare della tua pensione complementare.

Quanto versare:

sei tu a decidere liberamente quanto destinare alla pensione complementare. Tieni conto della stima della pensione pubblica (www.inps.it) e verifica quanto puoi ottenere dalla pensione complementare. Ricorda che il versamento è deducibile dal reddito e, se sei un lavoratore dipendente, puoi decidere se contribuire con il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e in alcuni casi puoi avere diritto ad un contributo del tuo datore di lavoro.

A chi rivolgersi:

al tuo interlocutore di fiducia, al tuo datore di lavoro, a sindacati e patronati, a fondi pensione, banche, compagnie assicurative, società di gestione del risparmio (SGR), società di intermediazione mobiliare (SIM).

Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018