Un colpo d’occhio
sulla previdenza complementare

Cos’è:

la tua pensione volontaria che integrerà quella pubblica.

Perché:

la pensione che riceverai dallo Stato quando smetterai di lavorare potrebbe non essere adeguata alle tue aspettative o alle tue esigenze. L’eventualità di ricevere una pensione pubblica caratterizzata da un basso tasso di sostituzione (ovvero il rapporto fra la prima pensione e l’ultimo stipendio o reddito percepito) è un rischio significativo soprattutto per le generazioni più giovani. Il rallentamento della crescita economica, unito all’invecchiamento della popolazione e all’esigenza di mantenere in equilibrio i conti pubblici, ha portato a definire meccanismi di calcolo meno generosi rispetto al passato. I giovani di oggi, quindi, avranno prestazioni pensionistiche mediamente più basse rispetto alle generazioni precedenti, con la conseguente necessità di integrarne l’importo con il proprio risparmio privato.

A chi è rivolta:

a tutti, lavoratori – dipendenti, autonomi, liberi professionisti – a chi non esercita un’attività lavorativa, a familiari e minori fiscalmente a carico di chi è già iscritto alla previdenza complementare.

Come:

l’adesione è libera e volontaria. Puoi scegliere tra diverse alternative: fondi pensione negoziali (detti anche chiusi), fondi pensione aperti, piani individuali pensionistici (PIP) e fondi pensione preesistenti (rispetto alla prima disciplina della previdenza complementare, emanata nel 1993).

Quando:

prima aderisci meglio è, perché la pensione complementare si costruisce gradualmente con versamenti ripetuti nel tempo, e con il rendimento generato dall’investimento degli stessi nel mercato finanziario. Più rimandi l’inizio dei versamenti, minore sarà il capitale che avrai accumulato a scadenza e, quindi, minore sarà l’ammontare della tua pensione complementare.

Quanto versare:

sei tu a decidere liberamente quanto destinare alla pensione complementare. Tieni conto della stima della pensione pubblica (www.inps.it) e verifica quanto puoi ottenere dalla pensione complementare. Ricorda che il versamento è deducibile dal reddito. Se sei un lavoratore dipendente, puoi destinare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) alla previdenza complementare e, in alcuni casi, puoi avere diritto ad un contributo del tuo datore di lavoro.

A chi rivolgersi:

al tuo datore di lavoro, a sindacati e patronati, a fondi pensione, banche, compagnie assicurative, società di gestione del risparmio (SGR), società di intermediazione mobiliare (SIM).

Ultimo aggiornamento: dicembre 2019