In Generale

La pensione pubblica o obbligatoria è una rendita vitalizia, una somma di denaro calcolata in base ai contributi versati nel corso della vita lavorativa, percepita dal momento del pensionamento fino a che la persona è in vita.
Questa rendita viene accreditata mensilmente sul conto corrente bancario o postale del pensionato che ha smesso di lavorare per motivi anagrafici (pensione di vecchiaia o anzianità) o perché impossibilitato a farlo (a causa di invalidità o inabilità al lavoro).

Il pagamento della pensione obbligatoria è a cura dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e di altri enti previdenziali per i liberi professionisti.
La pensione spetta a tutti i cittadini che hanno versato i contributi con regolarità e per i periodi previsti dalla legge.
Per coloro che hanno raggiunto i requisiti di età previsti, non hanno versato contributi e si trovano in condizioni di povertà, lo Stato eroga una piccola rendita denominata “assegno sociale”.

Dal 2019, è stata introdotta anche la pensione di cittadinanza, come misura di sostegno economico per i nuclei familiari composti esclusivamente da una o più persone di età pari o superiore a 67 anni. Le regole per l’accesso al sussidio sono simili a quelle del reddito di cittadinanza (es. valore massimo di reddito e patrimonio, limiti al possesso di autoveicoli) ad eccezione degli adempimenti legati al lavoro, come l’adesione a percorsi di inserimento e riqualificazione professionale.

Il pagamento dei contributi è OBBLIGATORIO.

La previdenza obbligatoria si basa su un sistema a ripartizione: con i contributi versati dai lavoratori in attività si finanziano le pensioni dei lavoratori non più attivi. Le risorse finanziarie derivanti dai contributi, quindi, non vengono trasferite nel tempo ed investite nei mercati finanziari, ma sono immediatamente utilizzate per pagare le pensioni, senza accumulo di riserve.

Per mantenere questo sistema in equilibrio economico, è necessario che il numero dei lavoratori attivi sia maggiore rispetto a quello dei pensionati, cioè che i contributi siano sufficienti a coprire le prestazioni. Infatti, una delle principali minacce alla sostenibilità del sistema pensionistico pubblico è data proprio dal progressivo invecchiamento della popolazione, a cui si aggiungono riduzione della natalità e aumento della disoccupazione.

L’importo mensile della pensione pubblica è determinato dalla legge, sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa (più contributi e per più anni ho versato, maggiore sarà la mia pensione) ed è percepibile soltanto dopo aver:

  • compiuto una certa età;
  • versato contributi previdenziali per un periodo di tempo minimo;
  • smesso di lavorare (soltanto per i lavoratori dipendenti).

Una delle domande più frequenti che ci si pone è: “a quanto ammonterà la mia pensione?”

Ciò dipenderà dai contributi versati e dall’aspettativa di vita dell’individuo al momento del pensionamento. Sull’importo della prestazione incide anche l’andamento dell’economia poiché i contributi versati sono rivalutati in funzione della crescita del PIL negli ultimi 5 anni. Per comprendere in termini semplici l’importo che si potrà ricevere come pensione si è soliti stimare il cosiddetto tasso di sostituzione.

Cos’è il tasso di sostituzione?

E’ il rapporto tra l’importo della prima pensione dopo la cessazione dell’attività lavorativa e l’importo dell’ultima retribuzione (o reddito) del lavoratore.
Per mantenere lo stesso reddito, e quindi lo stesso tenore di vita del periodo lavorativo, è consigliabile sottoscrivere una forma di previdenza complementare che possa compensare la porzione di reddito non coperta dalla pensione erogata dall’INPS.

Più è alto il tasso di sostituzione, più la pensione percepita mensilmente sarà simile allo stipendio del lavoratore quando era in attività.
Ad esempio, se un pensionato lavorando guadagnava 1000 euro al mese e il suo tasso di sostituzione è del 65%, la sua pensione ammonta, oggi, a 650 euro.

Ultimo aggiornamento: dicembre 2019