In Generale

La pensione è una rendita vitalizia, una somma di denaro calcolata in base ai contributi versati dal lavoratore nel corso della sua vita lavorativa percepita dal momento del pensionamento fino a che la persona è in vita.
Questa rendita viene accreditata mensilmente sul conto corrente bancario o postale del pensionato che ha smesso di lavorare per motivi anagrafici o perché impossibilitato a farlo (a causa di invalidità o inabilità al lavoro).

Il pagamento della pensione è a cura dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e di altri enti previdenziali per i liberi professionisti.
La pensione spetta a tutti i cittadini che hanno versato i contributi con regolarità e per i periodi previsti dalla legge.
Per coloro che hanno raggiunto i requisiti di età previsti, non hanno versato contributi e si trovano in condizioni di povertà, lo Stato eroga una piccola rendita denominata “pensione sociale”.

Il pagamento dei contributi è OBBLIGATORIO.

La caratteristica della previdenza obbligatoria è che si basa su un sistema a ripartizione: con i contributi versati dai lavoratori in attività si finanziano le pensioni dei lavoratori non più attivi.

Per mantenere un equilibrio economico con questo sistema, è necessario che il numero dei lavoratori attivi sia maggiore rispetto a quello dei pensionati. Infatti, uno dei problemi odierni legati alla pensione, è dato proprio dall’invecchiamento della popolazione.

L’importo mensile della pensione pubblica è determinato dalla legge, sulla base dei contributi versati nella vita lavorativa (più contributi e per più anni ho versato, maggiore sarà la mia pensione) ed è percepibile soltanto dopo aver:

  • compiuto una certa età;
  • versato contributi previdenziali per un periodo di tempo minimo;
  • smesso di lavorare (soltanto per i lavoratori dipendenti).

Una delle domande più frequenti che ci si pone è: “a quanto ammonterà la mia pensione?”

Ciò dipenderà dai contributi versati e anche dall’aspettativa di vita (certificata dall’Istat) dell’individuo al momento del pensionamento e dall’andamento dell’economia del Paese. Per comprendere in termini semplici l’importo che si potrà ricevere come pensione si è soliti stimare il cosiddetto tasso di sostituzione.

Cos’è il tasso di sostituzione?

E’ il rapporto tra l’importo della prima pensione dopo la cessazione dell’attività lavorativa e l’importo dell’ultima retribuzione (o reddito) del lavoratore.
Il tasso di sostituzione determina la somma che verrà ricevuta mensilmente dal pensionato.
Per mantenere lo stesso reddito, e quindi lo stesso tenore di vita del periodo lavorativo, è consigliabile sottoscrivere una forma di previdenza complementare a copertura della percentuale di reddito che non sarà coperta dalla pensione erogata dall’INPS.

Più è alto il tasso di sostituzione, più la pensione percepita mensilmente sarà simile allo stipendio del lavoratore quando era in attività.
Ad esempio, se un pensionato lavorando guadagnava 1000 euro al mese e il suo tasso di sostituzione è del 65% , la sua pensione ammonta, oggi, a 650 euro.

Ultimo aggiornamento: 28/11/2016