Informazioni e linee di condotta in materia di default delle persone fisiche – U.Di.Con.

Cosa significa default delle persone fisiche?

La parola “default” viene utilizzata in ambito economico soprattutto a seguito dell’ultima crisi economica degli Stati Europei, per indicare l’incapacità di alcuni Paesi di far fronte alle proprie obbligazioni. Successivamente, questa dicitura è stata associata anche alle persone fisiche in stato di insolvenza. Una persona in stato di default, quindi, è un soggetto che per il sistema creditizio è considerato non più in grado di far fronte ai pagamenti connessi ai propri debiti, con conseguenze negative in termini di accesso al credito. Bisogna perciò sapere quali siano i parametri di rischio da prendere in considerazione per evitare di essere etichettati come “soggetto in default”, per non incorrere in spiacevoli situazioni.

Quali sono le disposizioni normative da considerare?

Le disposizioni più importanti discendono da una serie di provvedimenti maturati in ambito europeo, finalizzati a rendere più omogeneo il settore del credito alle famiglie (Reg. UE 2013/575, art. 178; norme tecniche “EBA/RTS/2016/06”; Linee Guida “EBA/GL/2016/07; Regolamento delegato UE 2017/171)
Le nuove regole devono essere implementate entro il 31/12/2020, ma ad oggi molti Istituti di credito hanno già iniziato ad operare con i nuovi criteri; per questo motivo è meglio conoscerli sin da ora.

Quali sono le regole da conoscere per evitare di essere classificati come persone in default?

Le nuove regole prevedono tre criteri non discrezionali, nei quali non si deve assolutamente incorrere, per far sì che il nostro finanziamento non sia classificato come default.

Il primo criterio di rischio ha un funzionamento semplice: è prevista una soglia assoluta di sconfino pari ad € 100,00 (cento/00); superata tale soglia si attiva il primo indice di rischio.

Il secondo criterio ha invece natura variabile: si tratta di una soglia pari all’1% sul totale del credito ricevuto (ad esempio, per un credito totale di € 100.000,00 la soglia variabile è pari ad € 1.000,00).

Il terzo criterio si attiva quando, il superamento di ENTRAMBE le soglie persiste per oltre 90 giorni.

Perciò, una esposizione è classificata in DEFAULT quando l’arretrato dei pagamenti supera, per un periodo superiore a 90 giorni, la soglia di rilevanza sia nella componente assoluta (€ 100) che in quella relativa (1% del totale del credito ricevuto).

Un aspetto a cui è necessario prestare particolare attenzione concerne i rapporti cointestati. Ed infatti, nel caso in cui il rapporto di credito abbia più intestatari (ad esempio un conto cointestato tra coniugi), l’inadempienza di uno solo degli stessi si estende all’altro: pertanto è possibile che il default del marito si estenda alla moglie, per poi travolgere anche i rapporti intestati esclusivamente a quest’ultima, in una sorta di effetto “contagio”.

Inoltre, si deve ricordare che le regole riassunte si applicano a ciascuno dei rapporti di credito con la banca, considerati singolarmente.

Se un singolo rapporto viene trascurato, potrà condurre alla classificazione in default anche se si dispone di altri rapporti distinti con saldo positivo.

Esempio pratico
Supponiamo di avere un finanziamento presso una banca, del valore complessivo di 20.000 euro, che stiamo rimborsando secondo un piano di ammortamento che prevede una rata di 170 euro mensile.

Le soglie di rilevanza sono: 100 euro per la componente assoluta, e 20.000 x 1%=200 € per la componente relativa.
Il mancato pagamento di una rata non comporta la definizione di default automaticamente; tuttavia, comporta lo sconfinamento della componente assoluta (170 euro di rata non pagata, a fronte della soglia di 100 euro). Il mancato pagamento della rata successiva comporta anche il superamento della componente relativa (340 euro di arretrati, superiori sia alla soglia di 100 euro, che a quella di 200 euro). Da quel momento partono i 90 giorni di conteggio, oltre i quali, se non abbiamo risolto la situazione, il nostro finanziamento viene classificato in default.

Come può essere sanata la situazione creditizia del debitore in default?

Qualora siano superate entrambe le soglie di rischio, ma NON siano trascorsi 90 giorni dall’inizio dello sconfino, è sufficiente che il soggetto rientri da una delle due soglie per evitare ogni conseguenza.

La situazione è più complessa quando lo sconfino perduri per più di 90 giorni, con la conseguenza di un default in senso proprio. Infatti, in questo caso, il soggetto debitore dovrà non solo rientrare necessariamente dallo sconfino, ma affrontare un “periodo di prova” e dimostrare che sia ritornato affidabile attraverso una valutazione di merito. La normativa prevede che, per uscire dallo stato di default, devono trascorrere almeno tre mesi dal momento in cui non sussistono più le condizioni per classificare il cliente in default. Se il cliente è stato classificato in default più di una volta, i criteri per tornare “in bonis” saranno più severi.

Quali sono i rischi concreti delle nuove regole?

È molto penalizzante essere etichettati come persona in default, in quanto il soggetto non solo viene segnalato come inadempiente, ma potrebbe essere coinvolto da procedure di recupero dello scoperto; inoltre, diviene più difficile, e quasi impossibile, l’accesso al credito, tra cui anche l’ottenimento di una carta di credito.

Non vi saranno molti margini di discrezionalità nella gestione delle segnalazioni da parte delle Banche, vista l’adozione di criteri standardizzati e piuttosto severi.

I rischi pertanto ci sono: basti pensare ad un vecchio conto corrente con saldo negativo, oppure ad un addebito imprevisto: in queste ipotesi si potrebbe essere classificati in default anche per piccole somme, magari inconsapevolmente. Tuttavia, seguendo alcune regole pratiche si può controllare la propria situazione ed evitare questa possibilità.

Quali possono essere le soluzioni pratiche da seguire?

  • Controllare il saldo dei conti correnti e le scadenze dei pagamenti; sincronizzare le entrate con le uscite per evitare anche piccoli sconfini. Creare un bilancio familiare per controllare le uscite periodiche.
  • Chiudere i conti correnti inutilizzati, per facilitare il controllo sulle proprie risorse ed evitare che si attivino i criteri di rischio inconsapevolmente.
  • Prestare la massima attenzione ai rapporti cointestati, sincerandosi che il cointestatario adempia ai propri oneri.
  • Preferire contratti di finanziamento con prevedano la possibilità di sospendere o rimodulare le rate.
  • In caso di difficoltà, correre subito ai ripari ed attivare gli strumenti di protezione del risparmio (ad esempio assicurazioni, moratorie, sospensioni, etc.).

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Ultimo aggiornamento: giugno 2020