Informazioni e linee di condotta in materia di default delle persone fisiche

Cosa significa default delle persone fisiche?

La parola “default” viene utilizzata in ambito economico soprattutto a seguito dell’ultima crisi economica degli Stati Europei, per indicare l’incapacità dei Paesi di far fronte alle proprie obbligazioni. Successivamente, questa dicitura è stata associata anche alle persone fisiche in stato di insolvenza. Una persona in stato di default, quindi, è un soggetto che per il sistema creditizio è considerato non più in grado di far fronte ai propri debiti, con conseguenze negative in termini di accesso al credito. È molto importante, quindi, conoscere quali siano i parametri di rischio per evitare di essere etichettati come “soggetto in default” e non incorrere in situazioni spiacevoli.

Quali sono le disposizioni normative da considerare?

Le disposizioni più importanti discendono da una serie di provvedimenti maturati in ambito europeo, finalizzati a rendere più omogeneo il settore del credito alle famiglie (Reg. UE 2013/575, art. 178; norme tecniche “EBA/RTS/2016/06”; Linee Guida “EBA/GL/2016/07; Regolamento delegato UE 171/2018)
Le nuove disposizioni -in vigore dall’inizio del 2021- stabiliscono criteri più stringenti e severi rispetto alla normativa precedente; per tale ragione è necessario conoscere le conseguenze di un possibile ritardo nei pagamenti nei confronti del proprio istituto di credito.

Quali sono le regole da conoscere per evitare di essere classificati come persone in default?

Le nuove regole si basano su due criteri di rischio, non discrezionali, nei quali non si deve assolutamente incorrere:

Il primo criterio di rischio ha un funzionamento semplice: è prevista una soglia assoluta di sconfino pari ad € 100,00 (cento/00); superata tale soglia si attiva il primo indice di rischio.

Il secondo criterio ha invece natura variabile: si tratta di una soglia pari all’1% sul totale del credito ricevuto (ad esempio, per un credito totale di € 100.000,00 la soglia variabile è pari ad € 1.000,00).

Oltrepassando ENTRAMBE le soglie, si attiva il computo dei giorni di sconfino: se il superamento delle soglie persiste per oltre 90 giorni, il soggetto è classificato in default.

Un aspetto a cui è necessario prestare particolare attenzione concerne i rapporti cointestati. Ed infatti, nel caso in cui il rapporto di credito abbia più intestatari (ad esempio un conto cointestato tra coniugi), l’inadempienza di uno solo degli stessi si estende all’altro: pertanto è possibile che il default del marito si estenda alla moglie, per poi travolgere anche i rapporti intestati esclusivamente a quest’ultima, in una sorta di effetto “contagio”.

Inoltre, si deve ricordare che le regole riassunte si applicano a ciascuno dei rapporti di credito con la banca, considerati singolarmente.

Se un singolo rapporto viene trascurato, potrà condurre alla classificazione in default anche se si dispone di altri rapporti distinti con saldo positivo.

Come può essere sanata la situazione creditizia del debitore in default?

Qualora siano superate entrambe le soglie di rischio, ma NON siano trascorsi 90 giorni dall’inizio dello sconfino, è sufficiente che il soggetto rientri da una delle due soglie per evitare ogni conseguenza.

La situazione è più complessa quando lo sconfino perduri per più di 90 giorni, con la conseguenza di un default in senso proprio. Infatti, in questo caso, il soggetto debitore dovrà non solo rientrare dallo sconfino, ma affrontare un “periodo di prova” e dimostrare che sia ritornato affidabile attraverso una valutazione di merito; se il cliente è stato classificato in default più di una volta, i criteri per tornare “in bonis” saranno più severi.

Quali sono i rischi concreti delle nuove regole?

È molto penalizzante essere etichettati come persona in default, in quanto il soggetto non solo viene segnalato come inadempiente, ma potrebbe essere coinvolto da procedure di recupero dello scoperto; inoltre, diviene più difficile l’accesso al credito.

Non vi saranno molti margini di discrezionalità nella gestione delle segnalazioni da parte delle Banche, vista l’adozione di criteri standardizzati e piuttosto severi.

I rischi pertanto ci sono: basti pensare ad un vecchio conto corrente con saldo negativo, oppure ad un addebito imprevisto: in queste ipotesi si potrebbe essere classificati in default anche per piccole somme, magari inconsapevolmente.

Quali possono essere le soluzioni pratiche da seguire?

Controllare il saldo dei conti correnti e le scadenze dei pagamenti; sincronizzare le entrate con le uscite per evitare anche piccoli sconfini.

Chiudere i conti correnti inutilizzati, per facilitare il controllo sulle proprie risorse ed evitare che si attivino i criteri di rischio inconsapevolmente.

Prestare la massima attenzione ai rapporti cointestati, sincerandosi che il cointestatario adempia ai propri oneri.

Preferire contratti di finanziamento con prevedano la possibilità di sospendere o rimodulare le rate.

Evitare le rate eccessivamente “pesanti”.

In caso di difficoltà, correre subito ai ripari ed attivare gli strumenti di protezione del risparmio (ad esempio assicurazioni, moratorie, sospensioni, etc.).

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Ultimo aggiornamento: gennaio 2021