Cittadini e fisco

INTERESSI PASSIVI SUI MUTUI

Il contribuente può usufruire dell’agevolazione se il contratto di mutuo si riferisce all’acquisto di un’abitazione principale o di una casa in cui il mutuatario dimora abitualmente con i suoi familiari: la detrazione è valida anche se l’immobile è adibito ad abitazione principale di un suo familiare come nel caso del coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado.

La quota massima di interessi passivi su cui calcolare la detrazione è di 4.000 euro. Per calcolarla, si deve moltiplicare il costo di acquisizione dell’immobile per gli interessi pagati e dividere il prodotto per il capitale erogato a titolo di mutuo: al risultato, si applicherà la percentuale prevista dalla legge (19%).

La detrazione spetta anche nel caso in cui il mutuo riguardi l’acquisizione di un’ulteriore quota di proprietà dell’unità immobiliare, non compete invece se il finanziamento sia stato stipulato per comprare la sola pertinenza. Dunque, il garage o la cantina dovranno essere subordinati all’acquisto della casa. La detrazione spetta a condizione che l’immobile sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto, e che l’acquisto sia avvenuto nell’anno antecedente o successivo al mutuo.

Detrazione interessi passivi prima casa

La prima casa è costituita dall’immobile adibito ad abitazione principale, ovvero quello nel quale viene eletta la residenza dall’intestatario del mutuo, o dal suo coniuge, dai suoi parenti fino al terzo grado e affini fino al secondo grado (un aspetto questo da non sottovalutare).

La detrazione, per i mutui contratti dopo il 2001, è di 4.000 euro per il mutuo di acquisto, ed in caso di cointestatari si divide la somma degli interessi passivi detraibili. Per esempio in caso di due cointestatari gli interessi passivi annui si dividono per due, e ciascuno porterà in detrazione la sua quota, entro il tetto massimo di 4.000 euro.

Quindi se la somma degli interessi è di 3.000 euro, ciascuno detrarrà 1.500 euro, mentre se gli interessi passivi annui sono pari a 8.000 euro, ciascuno potrà detrarre 2.000 euro.
La sola eccezione si ha in caso di cointestatario fiscalmente a carico del contribuente che usufruisce della detrazione per intero (3 mila euro del primo caso e 4 mila euro nel secondo). L’aliquota di detrazione è del 19%, e non si perdono i vantaggi fiscali se si deve cambiare la residenza per questioni legate al lavoro.
Ci sono poi delle eccezioni per i mutui stipulati rispettivamente prima del 2001 e prima del 1993. In caso di mutuo per costruzione o ristrutturazione il tetto massimo degli interessi da detrarre è invece fissato a 2.582,28 euro.

Detrazione interessi passivi seconda casa

In linea di principio non si ha diritto alla detrazione degli interessi passivi legati all’acquisto, costruzione o ristrutturazione della seconda casa. Questo problema può essere superato nel caso in cui quella che è la seconda casa diventi l’abitazione principale (quindi con residenza presa anche solo dal coniuge o parenti come specificato sopra).
Nel caso dei mutui di costruzione o di ristrutturazione la casa deve essere adibita ad abitazione principale entro sei mesi dalla fine dei lavori, mentre per i mutui di acquisto la tempistica si estende nell’anno antecedente o successivo al momento dell’acquisto.

Detrazione interessi passivi in caso di affitto

In linea generale, affittare la prima casa (una porzione di essa) non fa perdere i benefici fiscali. È, infatti, consentito acquistare una prima casa anche se destinata alla locazione.
Se si concede in affitto una parte della propria abitazione principale pur continuando a dimorarci, il diritto alla detrazione degli interessi passivi del mutuo non viene a mancare. Si potrà infatti continuare a beneficiare della detrazione fiscale per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto per l’acquisto dell’immobile.
La detrazione, infatti, spetta a chi ha acquistato la casa ed è al tempo stesso intestatario del mutuo ed è ammessa a condizione che l’immobile sia adibito dall’acquirente ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Un’altra condizione necessaria per poter fruire della detrazione è che il mutuo sia stato stipulato entro l’anno antecedente o successivo a quello della data di acquisto dell’immobile.
Si ricorda che l’abitazione principale è, così come definito dall’articolo 15, comma 1, lettera b del Tuir, quell’immobile in cui dimorano abitualmente il contribuente o i suoi familiari. In caso di affitto, quindi, di una porzione dell’immobile, i requisiti richiesti per poter fruire della detrazione non vengono a mancare.

SPESE SANITARIE

Le spese ammesse in detrazione dall’Irpef (nella misura del 19%) sono le seguenti:

interventi chirurgici necessari e trapianti;

medicinali non rimborsabili o rimborsabili in parte, conservando la prescrizione del medico e la ricevuta di pagamento o lo scontrino fiscale; per i medicinali senza prescrizione, è necessaria un’autocertificazione che ne attesti la necessità;

visite mediche di medici generici, specialisti e omeopati;

assistenza di infermieri e fisioterapisti (paramedici);

esami di laboratorio e cure prescritte da un medico;

protesi sanitarie prescritte da un medico;

cure dentistiche;

affitto o acquisto di attrezzature sanitarie (macchine per aerosol, per misurare la pressione, altro);

cure termali prescritte da uno specialista;

cure mediche e medicine per una persona anziana ricoverata in un Istituto; le spese devono essere documentate separatamente e comprovate dallo scontrino fiscale; non sono detraibili la retta di ricovero e l’assistenza ordinaria

spese sanitarie fatte da un familiare, non fiscalmente a carico, che soffra di una tra quelle malattie che danno diritto all’esenzione dalle spese sanitarie; in questo caso, è possibile detrarre la parte che il malato stesso non può detrarre dalla sua dichiarazione dei redditi, fino ad un massimo di 6.197,48 euro;

a) I portatori di handicap e gli invalidi o i propri familiari non sono soggetti alla franchigia di 129,11 euro e possono detrarre anche le spese per i mezzi per la deambulazione e per i sussidi tecnici informatici (poltrone, arti artificiali, costruzione di rampe, trasporto in ambulanza, fax, modem, computer, altro), e per l’adattamento delle auto alle limitazioni della persona (la detrazione spetta una volta in 4 anni per una sola macchina e per non più di 18.075,99 euro).

b) I non vedenti possono detrarre anche 516,46 euro l’anno per il mantenimento del cane guida e possono dedurre, anziché detrarre, le spese mediche ed infermieristiche.

Non sono detraibili in alcun modo le spese per parafarmaci, integratori alimentari, prodotti fitoterapici, cosmetici, pomate, colliri. A meno che non si tratti di medicinali approvati dall’Aifa e certificati come tali.

Assicurazioni-deduzioni su polizze

Le spese mediche sostenute e rimborsate nell’ambito di una polizza malattia il cui premio non sia deducibile possono essere dedotte. Non sono detraibili le spese sostenute per il trasporto in ambulanza e quelle relative al premio pagato all’assicurazione.

Scontrini fiscali

La detrazione delle spese mediche richiede che, per ciascuna di esse, si disponga del relativo “scontrino fiscale parlante”, che riporti natura, qualità, quantità e prezzo di ciascun farmaco o prestazione.

Gli scontrini devono obbligatoriamente riportare il codice fiscale dell’acquirente. Per ottenere ciò, è necessario presentare al farmacista, prima dell’acquisto, la propria Tessera Sanitaria.

Gli scontrini vanno conservati per 5 anni (se non ci sono contenziosi). È bene conservarli al riparo dalla luce, perché non si scolorino. Una misura di sicurezza, in tal senso, può essere quella di conservarne anche una fotocopia. Meglio ancora è digitalizzare con lo scanner gli scontrini, alla fine dell’anno, e conservare il file su internet. Un modo per farlo è spedirselo su un account di posta di quelli che si leggono sul web, tipo la Gmail o Libero. Oppure caricarlo su un servizio di archiviazione tipo Google Drive o DropBox.

N.B.: È possibile portare in detrazione dall’Irpef il 19% delle spese sanitarie per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro (salvo che per le spese sostenute per le persone con disabilità, che, come detto sopra, sono integralmente detraibili). In sostanza, la detrazione spettante è pari al 19% della differenza tra il totale della somma spesa e la franchigia di 129,11 euro.

ASSEGNI FAMILIARI

Gli Assegni per il nucleo familiare o ANF sono una prestazione INPS a sostegno delle famiglie dei lavoratori dipendenti ed assimilati. Inizialmente denominati assegni familiari hanno poi preso la nuova denominazione di Assegni per il Nucleo Familiare, ma vengono ancora chiamati comunemente in entrambi i modi.

L’importo è calcolato sulla base del reddito familiare e la composizione della famiglia, incrociando questi dati si ottiene l’assegno spettante in base a tabelle per gli assegni familiari contenenti gli importi e le fasce reddituali che sono pubblicate ogni anno dall’INPS e hanno validità dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo. L’assegno per il nucleo familiare spetta ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata, ai pensionati da lavoro dipendente, ai percettori di indennità di disoccupazione, mobilità o cassa integrazione, a collaboratori domestici.

La domanda va presentata al datore di lavoro nel caso di lavoro dipendente e per i cassaintegrati, invece va presentata direttamente all’INPS dai lavoratori parasubordinati, dai pensionati e dai percettori di indennità di mobilità e disoccupazione, da Colf e Badanti. Gli assegni familiari saranno quindi pagati dal datore di lavoro o dall’INPS in base ai criteri di presentazione della domanda. Il pagamento inizia a decorrere dal giorno in cui si presenta la domanda, ma si ha comunque diritto agli arretrati per gli assegni familiari in caso di domanda tardiva. Il diritto si prescrive nel termine di 5 anni.

Il nucleo per i lavoratori dipendenti e i titolari di prestazioni previdenziali è composto:

dal richiedente, che dev’essere necessariamente lavoratore o il titolare di prestazioni previdenziali;

il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;

i figli legittimi o legittimati ed equiparati (adottivi, affiliati, naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio del coniuge, affidati dai competenti organi a norma di legge), di età inferiore a 18 anni o maggiorenni inabili senza limiti di età, purché non coniugati;

i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli e tutti di età inferiore ai 26 anni;

i fratelli, le sorelle e i nipoti del richiedente (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi siano orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati.

In alcuni casi specifici è comunque richiesta un’autorizzazione per includere determinati familiari nel nucleo del richiedente; questa autorizzazione va richiesta all’INPS tramite canale telematico o tramite patronato con modello ANF42 e riguarda: figli ed equiparati di coniugi legalmente separati o divorziati, o in stato di abbandono; figli naturali propri o del coniuge, riconosciuti da entrambi i genitori; figli del coniuge nati da precedente matrimonio ed altri casi indicati dall’INPS.

Il reddito del nucleo familiare è costituito dalla somma dei redditi del richiedente l’assegno e dei familiari che concorrono alla composizione del nucleo. Il reddito da prendere in considerazione è quello conseguito nell’anno precedente al periodo di validità della domanda presentata.

AGEVOLAZIONI PER LE FAMIGLIE – SPESE PER BADANTI

Il Fisco italiano concede delle agevolazioni fiscali per determinati cittadini che si trovano in condizioni particolari. Tra le agevolazioni fiscali ci sono quelle destinate alle persone in stato di non autosufficienza. Si tratta di detrazioni fiscali per le spese sostenute per badanti e addetti all’assistenza personale che spetta nella misura del 19% dell’ammontare della spesa sostenuta per avvalersi dell’assistenza personale e la detrazione va a ridurre l’imposta Irpef da pagare. Consente quindi di diminuire, fino ad azzeramento, l’Irpef.

Tale detrazione è concessa per le persone che sono in stato di non autosufficienza. Per il comune contribuente è consentito dedurre dal reddito solo i contributi previdenziali e assistenziali versati per il collaboratore familiare, mentre per le persone non autosufficienti le agevolazioni fiscali riguardano anche la retribuzione pagata al collaboratore familiare.

La misura della detrazione del 19% è nel limite di spesa di 2.100 euro e spetta solo se il reddito del contribuente non è superiore a 40.000 euro.

Vale a dire che è detraibile il 19% di massimo 2.100 euro, quindi la detrazione massima è di 399 euro. Se il reddito del contribuente è superiore a 40.000 euro, la detrazione non spetta.

AGEVOLAZIONI PER DISABILI

La normativa tributaria mostra particolare attenzione per le persone con disabilità e per i loro familiari, riservando loro numerose agevolazioni fiscali.

Figli a carico

Per ogni figlio portatore di handicap fiscalmente a carico spettano le seguenti detrazioni Irpef:

1.220 euro per i figli di età inferiore a tre anni.

950 euro per i figli di età superiore a tre anni.

1.620 euro per il figlio disabile inferiore a 3 anni riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992.

1.350 euro per il figlio disabile superiore a 3 anni riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992.

Con più di tre figli a carico la detrazione aumenta di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

Le detrazioni sono concesse in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta e il loro importo diminuisce con l’aumentare del reddito, fino ad annullarsi quando il reddito complessivo supera i 95.000 euro.

Veicoli

detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto (su una spesa massima di 18.075,99 euro)

Iva agevolata al 4% sull’acquisto

esenzione dal bollo auto

esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

Altri mezzi di ausilio e sussidi tecnici e informatici

detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per i sussidi tecnici e informatici

Iva agevolata al 4% per l’acquisto dei sussidi tecnici e informatici

detrazioni Irpef delle spese di acquisto (19%) e di mantenimento (forfetaria di 516,46 euro) del cane guida per i non vedenti

detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per i servizi di interpretariato dei sordi

AGEVOLAZIONI FISCALI PER LO SPORT

Secondo quanto stabilito dal comma 1 lettera i – quinquies, articolo 15 D.P.R. n. 917/86, dall’imposta lorda può essere detratto un importo pari al 19% delle spese per la pratica sportiva dilettantistica.
 La detrazione Irpef spetta per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, rispondenti alle caratteristiche individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e per ragazzi di età compresa tra cinque e diciotto anni.

Con riferimento al requisito dell’età, l’Agenzia delle Entrate, con la C.M. 34/E/2008, ha stabilito che lo stesso è rispettato anche nel caso in cui la stessa condizione (anni 5 – anni 18) sussista anche per una sola parte del periodo di imposta.

Sotto l’aspetto quantitativo, l’ammontare massimo della spesa detraibile è stabilito in € 210,00 per ogni figlio fiscalmente a carico. Detto importo deve essere inteso quale limite massimo riferito alla spesa complessivamente sostenuta da entrambi i genitori, per lo svolgimento della pratica sportiva dei figli (R.M. n. 50/E/2009). In sostanza, quindi, i genitori che partecipano alla spesa, non possono fruire entrambi del limite di € 210 (a figlio) nelle rispettive dichiarazioni, dovranno, invece, ripartire tra di loro tale importo che costituisce il riferimento per la determinazione della detrazione.

Le modalità attuative dell’agevolazione in esame sono state fissate dal D.M. 28/03/2007 pubblicato sulla GU del 9.5.2007 n. 106 che ha definito:

  • cosa si intende per associazioni sportive, palestre, piscine, eccetera;
  • la documentazione necessaria ai fini dell’agevolazione.

Per associazioni sportive si intendono le società ed associazioni di cui all’articolo 90 commi 17 e seguenti, L. n. 289/2002, che riportino espressamente nella propria denominazione la dicitura delle finalità sportive e della natura dilettantistica.
 Esse sono riconosciute dal Coni, dalle rispettive federazioni sportive nazionali o dagli enti di promozione sportiva.

Per palestre, piscine, altre attrezzature ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica si intendono gli impianti, comunque, organizzati:

  • destinati all’esercizio della pratica sportiva non professionale, agonistica e non, compresi gli impianti polisportivi;
  • gestiti da soggetti giuridici diversi dalle associazioni/società sportive dilettantistiche, sia pubblici che privati anche in forma di impresa (individuale o societaria).

La documentazione deve riportare ai sensi dell’art. 2, comma 1, del citato DM lettere a), b), c), d), ed e):

a)  la ditta, la denominazione o ragione sociale ovvero cognome e nome (se persona fisica) e la sede ovvero la residenza nonché il codice fiscale, del percettore;
b)  la causale del pagamento (iscrizione, abbonamento, eccetera);
c)  l’attività sportiva esercitata (es. nuoto, pallacanestro, eccetera);
d)  l’importo pagato;
e)  i dati anagrafici del ragazzo praticante l’attività sportiva dilettantistica e il codice fiscale del 
soggetto che effettua il versamento.

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Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018